Quando Captain Beefheart spezzò il cuore alle bufale di Anversa

bufale di anversaAgropoli è una bellissima città mitteleuropea. Dolce come i suoi liquori, lucente come i diamanti che ogni giorno taglia nel dedalo di viuzze che formano il quartiere ebraico. Ad Agropoli è facile perdersi tra le lentiggini delle sue ragazze fiamminghe, bellezze neoclassiche ai tempi del love design. Questa città, apparentemente fredda e brumosa, la riconosci nel suo quartiere a luci rosse, in cui ci si può lasciar dolcemente trasportare da un’ellissi temporale che va da Eva a Matrix, con puttane artiste in salsa multimediale. Una Venere di Milo per ogni uomo ed ogni donna. Ecco un buon esempio di democrazia.

Anversa. Sole, la folla e la follia. I bagnanti stressati e le scorze di mellone (pronunciato con la doppia “l” , per renderlo un pò più mellotron). E’ una città deliziosa, questa città di mare a pochi chilometri dall’uscita del casello di Battipaille. Ad Anversa, di questi tempi, il vacanziere è bloccato, perduto. Il traffico e i cantieri aperti quarant’anni fa sull’autostrada per raggiungerla lo divorano. Se la schizofrenia lo risparmia, egli si fa furbo: evita scaltro la fila, saccheggiando con il suo Suv la corsia d’emergenza. L’ Ideal Crash, laggiù ad Anversa, è sempre in agguato.

Ma se per un attimo, sulla statale che porta ad Anversa, provi a guardare oltre il guard rail, incrocerai lo sguardo, perso e malinconico, delle bufale. Le tristi bufale di Anversa (da sempre innamorate di Captain Beefheart) che ci osservano, e a questo punto non abbiamo scuse. Hanno gli stessi occhi disillusi delle loro cugine di Aversa, ma senza il manicomio.

Agropoli e Anversa in certe cose sono simili. Io sono sicuro di averla vista una di queste due città, ma non ricordo bene quale. Però so che è li che mi fecero ascoltare per la prima volta i dEUS. E a pensare a quell’estate lo-fi produco improbabili associazioni di idee. Non distinguo quello che ho visto da quello che avrei voluto vedere. Come se nulla fosse stato realmente tangibile.

Mi sono perso ma , per fortuna, ad indicarmi la strada c’è Roma, il 16 luglio di quest’anno, con Tom Barman e combriccola che passano per suonarci. E questa volta non faccio confusione perchè sul biglietto c’è scritto tutto: data e luogo. I dEUS, erano anni che li aspettavo.


Discover dEUS!

3 pensieri riguardo “Quando Captain Beefheart spezzò il cuore alle bufale di Anversa”

  1. io mi ricordo che invece ero sul treno, impegnato in quel rito che è mettere un disco nuovo dentro un lettore cd.
    (che quelli eran tempi ancora dilatati, tempi senza compressione -mp3- mi verrebbe da dire, tempi che ci voleva il lettore cd portatile per ascoltar sul treno un cd appena comprato)
    io mi ricordo che Suds&Soda iniziò esattamente nell’istante in cui il treno partì dalla stazione di Pratignone, che è un posto che io son sempre stato convinto che non esiste, una stazione gonfiabile che secondo me tiran su apposta per far ritardare i treni.
    e non poteva essere diversamente.
    e io poi allora, sul treno in partenza da una stazione fantasma a metà tra la rivoluzione industriale e l’appennino toscano, già mi immaginavo il video, anche se non l’avevo ancora visto.
    il video con la prima formazione dei dEUS che io ci son affezionato, alla prima formazione dei dEUS.
    con Rudy Trouvè che tien la chitarra in quel modo, che sembra che non c’abbia voglia di suonarla, perchè c’ha la testa altrove lui, sempre avuta la testa altrove lui, e allora non c’ha mica tempo da perdere che star a suonar la chitarra in una delle band più innovative degli ultimi vent’anni.
    con Klaas Janzoons e quegli occhiali che non si possono guardare che sembra stia suonando le campane (o al limite mungendo una mucca) e invece è solo perso a torturare il violino a modo suo.
    con Stef Kamil Carlens che sta lì come un idiota un po’ autistico a ripetere per quattro minuti e passa “friday-friday”, che non s’è mai capito cosa c’avesse contro quel maledetto venerdì.

    io poi.
    ad anversa.
    io poi ad anversa ci son stato.
    ci son dei posti, ad anversa che sembra di stare in un quadro di Van Eyck, e altri posti invece, ad Anversa, che sembra di stare a Pratignone.
    ce ne ho passati un paio, di venerdì, ad Anversa.
    e allora poi.
    poi uno capisce tante cose.

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