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Le Mal d’Archive – Les petites mortes

Clinical Archives is independent netlabel for eclectic and illogical music. The basic directions : abstract, avant-garde, alternative, free improv, intuition improvisation, jazz fusion, electronic jazz, free jazz, funk rocktronica, jam band, experimental, manipulation, neoclassicism, illbient, ambient, musique concrète, noise, tape music, minimalism, acousmatic music, sound sculpture, sound collage, electroacoustic, rhythmic noise, drone, new wave, industrial, field recordings, glitch, microsound, montage, psychedelic, trip-hop, soundscapes, sound art, spoken word, strange and other forms…
“Clinical Archives is about expanding the definition of music”
All those works are released for free under Creative Commons Licences.

new releases:

ca206 – Le Mal d’Archive – Les Petites Mortes
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ca206 – Le Mal d’Archive – Les Petites Mortes

Artist: Le Mal d’Archive
Title: Les Petites Mortes
#ca206
Date: 2009-01-22
Keywords: ambient; chanson electronique; noize-electronique
Tracklist:
01 – Intro – 0:40 (320 kbps)
02 – La Femme Naturelle – 5:34 (320 kbps)
03 – Les Petite Morts – 5:13 (320 kbps)
04 – Venezia_ – 6:5 (320 kbps)

cover front
cover back
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The Mal D’Archive is a project at the turn of independent electronic and sound design that sees its distinctive feature in the intersection between two apparently irreconcilable worlds such as experimental music on the one hand and the “chanson” for the more harmonious and Matrix melodic heritage of Italian music on the other.

Pharadigmatic elements of Battisti (first of all, a master of music degree in commercial attention to the universe of sound and harmony), as well as Fabrizio DeAndrè, Leò Ferrè, George Brassens, Massimo Volume, and many others is mentioned as tutelar figures, fragmented and dissolved into a homogenous sound magma and inscrutable, but not for this lack of balance as large moments of pleasantness. The structures of cyclic ballads of popular music, once cut, destructured, with the ring out and “work” become sound fragment, bearer of spaces and places strong connotations. These capsules image-time tools that Le mal d’archive disclaim spatially, in many molds.

Contact:
www.myspace.com/lemaldarchive

Stanotte mi piace così

Due cose mi hanno fatto davvero piacere stanotte: leggere un post, così leggero e soffice che sembra una nuvola (o un palloncino). E ascoltare il delizioso remix di Histoires de plage rifatto dal  mio amico Spineless.

“Ecco stasera mi piace così con queste stelle appiccicate al cielo”

Dada Music Movement. La tua ricerca “Murcof” non ha prodotto risultati

Qualche giorno fa ho accettato l’invito di Buzz Paradise per partecipare alla campagna di Dada Music logo Dada Music MovementMovement: la community musicale della società fiorentina dove ascoltare in streaming o comprare musica DRM free.  Mi chiedono di scrivere qualche riga su questo servizio. E per la causa (il futuro della musica on-line), lo faccio volentieri.

Premetto che ammiro Dada, la sua storia. Da web agency a multinazionale quotata in Borsa. Un buon risultato per gente che ha fondato una società web-based, in Italia. Avrei voluto parlarne bene.  Davvero. Se solo in apertura non mi avessero piazzato quella disgustosa foto 1024 per 768 degli Amici di Maria De Filippi.  (Non so a causa di quale strana associazione di idee ma questo mi ha ricordato una scena vista stamattina:  due gruppi di persone, i “ragazzi” del PD e quelli di Forza Italia,  davanti alla sezione i primi, sotto il municipio gli altri, vestiti di tutto punto per la “domenica nel villaggio”.  Felici, dopo la Messa. Sorridenti, pacche sulle spalle, caffè al bar, idee fresche, giovani. Il futuro, le strategie per spartirselo, fosse anche un cazzo di patrocinio della provincia per la sagra della braciola.  Fottersi tutti, ma tra amici e con dolcezza)

“Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene
anche il sole sorge solo se conviene. “

Dada, decisamente un faux pas, almeno per quelli come me. Tuttavia,  destreggiandomi in uno dei principali sport italiani, il  montanelliano turamento del naso, skippo e proseguo la mia visita sul sito.

Mi iscrivo e scarico subito un pezzo: Riprendere Berlino degli Afterhours. In realtà, possiedo già l’ intero album, ma l’avevo sentito ieri pomeriggio in un supermercato di Caserta e mi è rimasto in mente.

Servono ricerche più mirate, però. E serve una playlist. Ma tutti i miei pazienti tentativi per capire come diavolo crearla falliscono. Sarà colpa mia, ma in genere su altri siti raggiungo l’obiettivo in pochi click. Fatto sta che nella sezione  “profilo” non c’è e nell’help..lasciamo stare.  Così, eccomi qua, senza una lista di pezzi snob di cui andar fiero. Vorrà dire che mi limiterò a fare un breve elenco di quali brani ho trovato e quali no.

Però, nel frattempo,questa storia della playlist mi ha fatto venire voglia di umiliare il database di Dada (sono fatto così, che ci vuoi fà?) . Quindi procediamo.

“non ho paura sai degli ecomostri, dei parchimetri dei centri commerciali, dei benzinai”

Bene, vediamo se trovo Le Luci della Centrale Elettrica. No. Uno a zero, palla al centro (e pensare che questa è ancora la formazione per le amichevoli, non oso immaginare se metto in campo Murcof)

Solo che così è troppo facile. Meglio mantenere un profilo basso e provare con un grande classico: Space Oddity di Bowie. Ovviamente c’è e lo scarico.  Non solo. Trovo anche un album di rivisitazioni in chiave electro-glitch dei pezzi del Duca Bianco. Non sono un granchè, ma almeno Dada qui non c’entra.

Andiamo avanti. I Blonde Redhead? Ci saranno i Blonde Redhead? NO! Questo è un colpo al cuore. Chi mi conosce lo sa. Però, c’è Gainsbourg. I Tool pure, almeno credo. Il problema è che anche qui mi riesce difficile capire come filtrare la ricerca per artista. I Melvins, invece, sono presenti ma il pezzo si interrompe, così per sport.

Navigo un pò nel sito e noto che vi partecipa una bella community composta per lo più da ragazze con orsacchiotti tra le braccia e giovinastri col ciuffo.

Bene, il verdetto è:  si impegna ma può fare di più.  Credo che per ora non utilizzerò Dada Music Movement per ascoltare musica e, siccome non mi interessa granchè conoscere gente cool, lo escludo anche come community. Confermo, invece, questo, questo e questo.

Un riconoscimento però al sito va fatto:  agli utenti viene data la possibilità di utilizzare Google AdSense nei loro profili. Su questo, per quanto ne so, Facebook non c’è ancora arrivato.

Histoires de plage. New release dei Le Mal d’Archive per Off-Bruma

Le Mal d\'Archive - Histoires de plage


Le Mal D’Archive – Histoires de Plage

1. La muse froide
2. Histoires de plage
3. Ravenna – Le desert rouge

Author: Le Mal D’Archive (IT)
Year: 2008
download here

Le Mal d’Archive su Dream Magazine

Sul numero di Dream Magazine in edicola questo mese su Napoli e provincia.

Dream Magazine, Le Mal d\'Archive

Next-Generation PCs. Accattativillo!

aciern

Memorie di un Duty-free

(da un amarcord di Giuseppe Genna, che brillantemente ne scrive  qui)

Zona 2

Zona 2

Andarsene così

Poi ogni tanto qualcosa scompare. E’ la vita. L’ho pensato quando al posto del negozio di dischi che frequentavo c’ho trovato solo una serranda arrugginita e il quadrato biancastro di un’insegna che non c’è più. Non una locandina dei Pixies, non un annuncio in Uniposca, tipo “Prevendita biglietti concerto Radiohead a Milano”. Così se ne vanno le botteghe della musica in scatola, senza una data precisa, come se ne sono andate “le sagome dei camerieri fuori dai ristoranti“. Se ne vanno come a poco a poco succederà per i benzinai e i casellanti. Resteranno le cose di cui proprio non si potrà fare a meno. Resteranno le “segretarie secche e senza sedere“, gli assessori esterni e i viados. Resterà aperta qualche tabaccheria, per due ore al giorno solo di mattina, come un ufficio pubblico, imprenscindibile ingranaggio per gli equilibri sociali. Si chiamerà, senza troppa fantasia, Ente Nazionale del Vizio Assurdo. Alla cassa, i gerenti saranno un incantevole ibrido tra Gainsbourg e Cesare Pavese.


Discover Pixies!



“Lee Van Cleef è morto, è morto Volontè. I nostri imprenditori sono esperti, il mondo è quel che è”

So benissimo che i dischi ai quali vogliamo davvero bene sono quattro, al massimo cinque. Sono i nostri personali Padri Fondatori, quelli che ci hanni indicato la via diversi anni fa. Chi capisce cosa sto dicendo sa anche che da questi gruppi abbiamo ricevuto degli insegnamenti. Uno di questi: prestare sempre la massima attenzione ai suoni che ti circondano. Così, per motivi che definirei di ricerca, abbiamo iniziato ad ascoltare di tutto e abbiamo comprato di tutto, a volte sbagliando, a volte no. Perché la nostra missione ce lo imponeva. Era un pò un’autotassazione, un’imposta, come l’IVA, ma meno stronza.

E so benissimo anche che a comprare quei dischi non eravamo poi così tanti. Almeno dove vivevo io, almeno in quel periodo. (Tanto per fare un esempio, nel mio paesino, gli adolescenti degli anni ‘90 contrastavano la teenage angst giocando a carte nei bar con i pensionati e alternando all’occorrenza improbabili compilation neomelodiche con bootleg live dei festini degli Angels of love.) Eppure, alcuni di noi si sono impegnati per imparare qualcosa e, nonostante il clima asfittico, qualche soddisfazione a casa la si portava. Quando il truzzo di turno (che in fondo era un amico, un bravo ragazzo, truzzo quasi non per scelta) chiedeva cosa tu avessi nel walkman e gli rispondevi, con una punta di autocompiacimento, “Blonde Redhead”. Sapevi in anticipo quale sarebbe stata l’espressione del tuo interlocutore. Pochi secondi di silenzio, un tuo accenno di ghigno antipatico di risposta al suo sguardo inebetito, fino all’inevitabile domanda “Chi è? un dj?” (lo so, tutto ciò rischia di apparire un tantino saccente ma è solo una delle poche piccole concessioni che in certi caso il vivere in provincia ti può fare).

Definitivamente, se ne vanno i sedicenni che frugano negli scaffali e scoprono per caso gli Xiu Xiu. E, a poco a poco, andrà persa l’antica arte di far scorrere sotto le nostre dita decine e decine di dischi in pochissimi secondi, immagazzinandone tutte le informazioni necessarie: nome della band, titolo dell’album, copertina e, ma solo i senior, etichetta.

Queste botteghe, insomma, per alcuni di noi contavano. E trovo un pò ingiusto che se ne vadano via così, soppiantate dalla feroce morbidezza di iTunes. Così le serrande si abbassano e ai ragazzi non restano che le sigarette alla vaniglia per contrastare il tedio.

n.b.: per un’analisi economica ( e seria) di quello che sta succedendo al mercato musicale, consiglio di seguire Rockonomics, il blog di Francesco Cancellato, dove trovate interessanti interventi e ottime risorse.

dEUS, 16-07-2008

Ecco, come dire. Io ero lì.