La notte di Mark Linkous

Mark Linkous è morto suicida. Aveva 47 anni. È meglio dirlo subito, senza pensarci su. Fare come ha fatto lui sabato scorso, quando si è sparato, chi dice al cuore chi alla testa. Perchè un suicida non può assolutamente fermarsi qualche secondo. Non può, in quell’istante, decidere di vivere un attimo in più. Proprio non può farlo. Altrimenti  stasera esisterebbero ancora gli Sparklehorse, e io parlerei con qualcuno del loro prossimo album quasi pronto.

Mark Linkous - Sparklehorse

“It’s a sad and beautiful world”

Il cuore di Mark si era già fermato anni fa, in un albergo a Londra quando gli Sparklehorse aprivano il tour dei Radiohead. Si era fermato per qualche minuto, poi però era ripartito. Quella volta Mark  Linkous si ritrovò con le gambe che non gli rispondevano più, fermo su una sedia rotelle per diversi mesi (esatto, come Vic!).

È stato uomo grande e lo dico rischiando di apparire retorico. Le sue idee innovative e sperimentali, hanno dato un contributo immenso alla musica di questi anni. Abbiamo perso molto, gente. Anche se il suo nome probabilmente non vi dirà nulla, sappiate che oggi il mondo è più triste e meno Bello.

“Durante i miei concerti mi sento umiliato. Mi sembra di essere un artista del varietà” (Glenn Gould)

È una notizia che mi  ha scosso ed è superfluo dire quanto adoravo la sua musica. E come ha già fatto ieri un amico, anch’io sento di doverlo ricordare. Lo vidi a Napoli anni fa. Apriva, se non ricordo male, il concerto dei Rem. In quell’occasione gli Sparklehorse risultarono un pò sotto tono: Mark stonava, i cavi erano difettosi. Insomma, non una grandissima performance. Non piacque quasi a nessuno. Idioti, avete sempre badato solo alla forma (non credo al dogma del live. Un concerto può non dare nulla in più alla musica di quanto non sia già presente sul disco: può ridursi ad un patetico culto della personalità o ad una squallida fiera da circo. Dipende dai punti di vista. Ma questa è un’altra storia).  Avevo inserito a dicembre It’s a wonderful life nei migliori album del decennio. Ho suonato dal vivo l‘omonima canzone la settimana scorsa. Sì, questa notizia mi ha proprio scosso.

“It’s a wonderful life”

Se ne va Mark Linkous, il cantore del mal de vivre contemporaneo, il geniale produttore. L’amplificatore Vox si spegne e tacciono i feedback. Resta lo spleen. Mark, l’imbianchino di provincia, l’amico dei pazzi, che forse aveva capito quanto sia semplice perdersi di notte.  Ma è ritrovarsi la mattina che richiede coraggio.

Addio Mark Linkous.

4 pensieri riguardo “La notte di Mark Linkous”

  1. non dovrei commentare perchè gli sparklehorse nn li conoscevo bene. ma devo dirtelo amico, questo post è da urlo. e mi fa pensare che forse mi sono persa qualcosa.

  2. live a bologna (estragon) con fennesz, era appena uscito “dreamt for light years..” del quale non ha fatto forse nemmeno un pezzo, mentre indugiava con quel fare stanco su vivadixie… non posso pensare che quei 3 o 4 dischi non aumenteranno mai piu’ di numero…

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