Archive for the 'rumori' Category

MTV is not so cool

MTV is nott so cool

Ok, date un’occhiata qui.

E adesso qui.

Agli occhi del suo pubblico, MTV “è la tv dei giovani fatta dai giovani, senza finzioni. E’ la tv che osa, che rompe gli schemi, che fa quello che nessun’altra tv farebbe”

Forse quello che non sanno è che si tratta della stessa MTV che ha deciso settimana scorsa di LASCIARE A CASA IN UN COLPO SOLO OLTRE 70 DEI SUOI LAVORATORI.

Questo parole sono riportate sul sito dei precari di MTV che in questi giorni sono in agitazione. Hanno coraggio, tanto. Per un precario uno sciopero può trasformarsi in un contratto non rinnovato.

Questo blog non ama le pubblicità ipocrite e solidarizza con i lavoratori di MTV

Ableton Live + mash-up = compositore digitale

Non so tu che ne pensi, ma Ableton Live è una grande invenzione. Lo adoro. E il mash-up, sai cos’è? Che idea! Da wikipedia scopro che il termine deriva dal creolo giamaicano. Significa distruggere.  In pratica, se crei qualcosa di nuovo dall’unione o dalla distruzione di altre cose, hai appena fatto un mash-up. Però attenzione a non estenderlo a campi che non gli sono propri, si fa mash-up in musica, video o in informatica. Basta, non si mashappa altro.  Non è che senti la parola distruzione e cerchi di mashappare stati terroristici, famiglie, foreste o banche.  Solo cose belle. E in questo post lo utilizziamo per fare musica.

Ti parlavo di Ableton Live, prima. Con questo software qualcuno fa cose straordinarie e qualcun altro cose  semplicemente divertenti. Qui te ne voglio far vedere una del secondo tipo.

Si tratta di un esempio di mash-up ben fatto. L’autore, Chris Han, ha fatto un remix di una serie di brani e musiche che hanno in comune tra loro, la parola “Love” nel titolo. Poi, ha fatto uno screen recording della timeline di Live in azione e l’ascoltatore ha una percezione visiva del remix.

Il remix è gradevole, niente più. Ma la questione è un’altra. Non ti sembra un ritorno alla scrittura, dove il pentagramma, ormai in disuso tra compositori che non abbiano una formazione classica, diventa la timeline di un sequencer? Pensa di non avere più le cinque righe e i quattro spazi, ma infinite tracce sulle quali scrivere. Pensa a migliaia di compositori che al posto dei tagli addizionali, hanno il tasto destro destro di un mouse che gli dice “Add Audio Track”  (o MIDI Track) o  che, invece di inserire una pausa di semibreve, fanno un taglio e spostano la traccia di quanto preferiscono.  Ovviamente, per l’analogico il discorso è un pò diverso. Il mio non è assolutamente un j’accuse nei suoi confronti, ci mancherebbe altro. Infatti, anche lì puoi editare come meglio credi (e a detta di molti, con risultati migliori) la tua musica. Solo che non la vedi. Scusami, ma questo è un passaggio importante. Vedere quello che suoni è ciò che rende un software più user friendly, più diffuso e più economico, rispetto alle bobine. Poi, ricorda che con l’analogico hai bisogno del tecnico che ti registra la musica, come il cattolico ha bisogno del prete che gli legge la Bibbia. Col digitale la Bibbia te la leggi e te la scrivi da te. Sei tu che finalmente controlli i fottutissimi mezzi di produzione. Il digitale per un musicista è anche un pò questo: una figata socialista.


Love Songs from Chris 'The Falcon' Han on Vimeo.

E’ morto Charles Wesley Cooper dei Telefon Tel Aviv

E’ accaduto il 22 gennaio ma solo ieri è iniziata circolare la notizia della morte di Charles W. Cooper dei Telefon Tel Aviv. Era appena uscito il loro bellissimo nuovo album “Immolate yourself”.  Charles aveva 31 anni.

Ecco la notizia data sul loro sito da Joshua Eustis:


Hello, Everyone.

It breaks my heart to inform you all that Charlie Cooper, my better half in Telefon Tel Aviv, passed away on January 22nd.

We have been friends since high school, and began making records together a decade ago.  We have been so fortunate to tour the world together, while at the same time having a massive amount of laughs at one another’s expense.

Aside from Charlie’s singular genius and musical gifts, I can tell you that he was a total sweetheart of a guy, and a loving friend and confidant to people everywhere.  His musicianship was surpassed only by his greater gift to the world – his warmth, his generosity, his unquenchable humor, and his undying loyalty to those whom he loved.  In the spirit of honorable mention, however, I should mention that he had a shoe collection that was marvelous, knowledge of hip-hop that was profound, and knowledge of wine that was subtle.

He is survived by a sister, a neice, a nephew, his mother, his stepfather, me, and more adoring friends than the Universe has dark matter.  As such, his family and I ask for your discretion and consideration of our privacy during these extremely turbulent waters.

Yours in Music,

Joshua Eustis

Ciao Charly.


Stanotte mi piace così

Due cose mi hanno fatto davvero piacere stanotte: leggere un post, così leggero e soffice che sembra una nuvola (o un palloncino). E ascoltare il delizioso remix di Histoires de plage rifatto dal  mio amico Spineless.

“Ecco stasera mi piace così con queste stelle appiccicate al cielo”

Andarsene così

Poi ogni tanto qualcosa scompare. E’ la vita. L’ho pensato quando al posto del negozio di dischi che frequentavo c’ho trovato solo una serranda arrugginita e il quadrato biancastro di un’insegna che non c’è più. Non una locandina dei Pixies, non un annuncio in Uniposca, tipo “Prevendita biglietti concerto Radiohead a Milano”. Così se ne vanno le botteghe della musica in scatola, senza una data precisa, come se ne sono andate “le sagome dei camerieri fuori dai ristoranti“. Se ne vanno come a poco a poco succederà per i benzinai e i casellanti. Resteranno le cose di cui proprio non si potrà fare a meno. Resteranno le “segretarie secche e senza sedere“, gli assessori esterni e i viados. Resterà aperta qualche tabaccheria, per due ore al giorno solo di mattina, come un ufficio pubblico, imprenscindibile ingranaggio per gli equilibri sociali. Si chiamerà, senza troppa fantasia, Ente Nazionale del Vizio Assurdo. Alla cassa, i gerenti saranno un incantevole ibrido tra Gainsbourg e Cesare Pavese.


Discover Pixies!



“Lee Van Cleef è morto, è morto Volontè. I nostri imprenditori sono esperti, il mondo è quel che è”

So benissimo che i dischi ai quali vogliamo davvero bene sono quattro, al massimo cinque. Sono i nostri personali Padri Fondatori, quelli che ci hanni indicato la via diversi anni fa. Chi capisce cosa sto dicendo sa anche che da questi gruppi abbiamo ricevuto degli insegnamenti. Uno di questi: prestare sempre la massima attenzione ai suoni che ti circondano. Così, per motivi che definirei di ricerca, abbiamo iniziato ad ascoltare di tutto e abbiamo comprato di tutto, a volte sbagliando, a volte no. Perché la nostra missione ce lo imponeva. Era un pò un’autotassazione, un’imposta, come l’IVA, ma meno stronza.

E so benissimo anche che a comprare quei dischi non eravamo poi così tanti. Almeno dove vivevo io, almeno in quel periodo. (Tanto per fare un esempio, nel mio paesino, gli adolescenti degli anni ‘90 contrastavano la teenage angst giocando a carte nei bar con i pensionati e alternando all’occorrenza improbabili compilation neomelodiche con bootleg live dei festini degli Angels of love.) Eppure, alcuni di noi si sono impegnati per imparare qualcosa e, nonostante il clima asfittico, qualche soddisfazione a casa la si portava. Quando il truzzo di turno (che in fondo era un amico, un bravo ragazzo, truzzo quasi non per scelta) chiedeva cosa tu avessi nel walkman e gli rispondevi, con una punta di autocompiacimento, “Blonde Redhead”. Sapevi in anticipo quale sarebbe stata l’espressione del tuo interlocutore. Pochi secondi di silenzio, un tuo accenno di ghigno antipatico di risposta al suo sguardo inebetito, fino all’inevitabile domanda “Chi è? un dj?” (lo so, tutto ciò rischia di apparire un tantino saccente ma è solo una delle poche piccole concessioni che in certi caso il vivere in provincia ti può fare).

Definitivamente, se ne vanno i sedicenni che frugano negli scaffali e scoprono per caso gli Xiu Xiu. E, a poco a poco, andrà persa l’antica arte di far scorrere sotto le nostre dita decine e decine di dischi in pochissimi secondi, immagazzinandone tutte le informazioni necessarie: nome della band, titolo dell’album, copertina e, ma solo i senior, etichetta.

Queste botteghe, insomma, per alcuni di noi contavano. E trovo un pò ingiusto che se ne vadano via così, soppiantate dalla feroce morbidezza di iTunes. Così le serrande si abbassano e ai ragazzi non restano che le sigarette alla vaniglia per contrastare il tedio.

n.b.: per un’analisi economica ( e seria) di quello che sta succedendo al mercato musicale, consiglio di seguire Rockonomics, il blog di Francesco Cancellato, dove trovate interessanti interventi e ottime risorse.

Per un’apologia del pianobar

Arriva presto. Con gli altri ancora in ufficio o al mare. Arriva molto in anticipo. Nel cofano della macchina amplificatore, mixer e reggitastiera. La tastiera, quella spesso è sul sedile posteriore, ché è lunga e il cofano troppo stretto. La macchina la parcheggia il più possibile vicino l’entrata del locale e sarebbe bello se ci fosse qualche cameriere a dargli una mano a scaricare un pò di strumentazione. Ha suonato in molti locali e sono tutti più o meno uguali, con la stessa categoria di gente. Giovani coppie, insopportabili comitive di amici con le loro richieste stupide, famiglie con bambini al seguito. Sono anni che è nel giro. Sa cosa gli chiederanno e non è mai impreparato. Ricorda i primi tempi, in cui era addirittura emozionato. Temeva il pubblico e le critica, sempre troppo severa verso chi, per mestiere, accontenta accontentandosi. Erano i tempi di nuvole di fumo fluttuanti sui tavoli, nella penombra di un pianobar. Poi le ha imparate tutte e ogni volta che i clienti gridavano “Suonala ancora”, lui, pienamente consapevole del suo lavoro, la suonava e la risuonava. Sorridendo e senza storie.

“E’ un pianista di piano bar
vende a tutti tutto quel che ha
non sperare di farlo piangere
perche’ piangere non sa’.

[...] Solo un pianista di piano bar
e suonera’ finche’ lo vuoi sentire
non ti deludera’…
solo un pianista di piano bar
e cantera’ finche’ lo vuoi sentire
non ti disturbera’…”

Un pò di impegno ci voleva, quando ha iniziato. Il tempo, poi, gli ha facilitato le cose quando un giorno si sono spalancate le porte del MIDI. Migliaia di pezzi in scatola, pronti per l’uso. Così è perfetto. Musica precotta per il popolo che deve distrarsi.

Il pianista di pianobar, la gente si diverte anche se nessuno lo ascolta. Questo lo fa sentire un pò poeta incompreso. In fondo, il pianobar potrebbe essere una sintesi della poesia, è Satie e Umberto Smaila, è Tenco e Sapore di mare, è Gansbourg e Franco Bracardi. Solo che un poeta può fermarsi a bere un drink, il pianobarista invece ha il proprietario o la moglie del proprietario che lo controlla. Il pianista di pianobar, sembrerà strano, ma un’etica ce l’ha. Ne sono sicuro. Solo che l’ideologia non è il suo lavoro. Sa che gli anni ‘70 sono passati almeno da da più di trent’anni e insieme a loro la Scuola di Francoforte, per cui non vede il motivo di distinguere la musica colta dalla musica popular. Non è mica Adorno, cazzo! E’ solo un onesto musicista a gettone. Sono d’accordo con il pianobarista che dice che fare dell’etica una lavoro è rischioso , solo i preti possono permetterselo e nemmeno tanto. Perciò, prenditi il tuo fottuto mojito, siediti, pensa a distrarti con la tipa e non ascoltarlo (questo è il minimo che tu possa fare per portargli un pò di rispetto). Il pianobarista, se solo volesse, potrebbe svisare con brio da Edoardo De Crescenzo a Coltrane, ma non lo farà. Per i vostri momenti indimenticabili, suonerà ancora De Crescenzo.